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Museo diocesano

Piazza Orsini 27.
Visita su appuntamento telefonando allo 082454717 All’interno del Palazzo Arcivescovile, annesso al Duomo, è allestito il Museo Diocesano di Benevento.

La struttura museale si articola in tre parti:

  • la Biblioteca capitolare,
  • la cripta
  • gli spazi espositivi.

Questi ultimi sono in attesa di un intervento di restauro che permetterà una corretta fruizione di quanto è stato recuperato del famoso tesoro della Cattedrale, ricco di pregevoli paramenti e manufatti in oro e in argento. Per tutti si ricorda la rosa d'oro, donata da Benedetto XIII alla Chiesa beneventana in occasione del santissimo Giubileo del 1725.
Nella Biblioteca capitolare sono conservate rare pergamene, testi di canto (antifonari) e quaranta preziosi codici in scrittura beneventana del XII secolo. Durante la guerra la biblioteca fu gravemente danneggiata, ma numerosi documenti furono salvati e conservati dai sacerdoti. Nonostante ciò furono andate perse importanti testimonianze sulla storia della città di Benevento, come il cosiddetto codice medievale numero 29 che misteriosamente è riapparso, creando non pochi incidenti diplomatici, presso la British Library di Londra.
Sembra che il codice sia stato acquistato durante la seconda guerra mondiale da un colonnello inglese in una libreria all’aperto di Napoli e poi ottenuto dalla prestigiosa biblioteca britannica tramite un’asta pubblica di Sotheby’s. Naturalmente del giallo del codice 29 se n’è occupata anche la Curia di Benevento che spera un giorno di riportare in città un pezzo di storia del Sannio.
La parte del Museo Diocesano attualmente visitabile, previo appuntamento, si articola negli storici ambienti della cripta del Duomo fondata su resti di edifici di età romana, che nonostante le distruzioni belliche, le arbitrarie alterazioni, le aggiunte succedutesi nel corso dei secoli, conserva l’originale impianto alto medievale. Lo spazio interno, impreziosito da importanti elementi architettonici e affreschi di età longobarda e trecentesca, presenta un’ampia navata centrale absidata affiancata due navate laterali che si sviluppano su livelli diversi collegati tra loro da brevi rampe.
Vale la pena rilevare la presenza di vani finestra, che indicano come inizialmente la costruzione non fosse una cripta, ma lo divenne in epoca successiva, venendosi a trovare al di sotto del livello dell’attuale Cattedrale. La navata laterale verso nord ovest è articolata in tre campate con volta a crociera sorrette da pilastri ornati da elementi decorativi di epoca romana. Sulle pareti laterali sono presenti tracce di affreschi trecenteschi, tra cui in una nicchia si può ammirare un volto velato e aureolato della Vergine che, con molta probabilità, apparteneva ad un non più leggibile affresco di una Madonna in trono.
Tra gli affreschi longobardi il più importante è il raro ciclo pittorico con Scene della vita di San Barbato, Vescovo di Benevento. Della cappella dove sono situati gli affreschi esiste anche una testimonianza scritta dell'erudito seicentesco Giovanni De Nicastro: "A man sinistra per una Porta, e per molti scalini si ascende ah una Cappella in honore di S. Barbato Vescovo di Benevento, nella quale di lui sacro Corpo l'anno 683 fu sepelito".
Il ciclo è sovrapposto a precedenti pitture del periodo longobardo, comprendenti una teoria di tre Sante di cui rimane intera solo la figura di S. Caterina di Alessandria. Nella stessa cappella su di un pilastro è presente un altro dipinto datato tra il IX e l'XI secolo. Rappresenta un personaggio barbuto, probabilmente San Barbato, raffigurato a mezzo busto, in dalmatica, con due rotoli legati da un nastro rosso nella mano sinistra e un crocifisso nella destra. In un vano a sinistra della navata centrale, guardando l'abside, si può ammirare un affresco attribuito ad un anonimo maestro napoletano del XIV secolo di scuola giottesco-masiana.
La zona absidale è costituita da un ampio vano voltato a botte, impreziosito da un bellissimo pavimento ottenuto ricomponendo parte di pavimenti marmorei tardo romani, per formare al centro un rosone tipicamente medievale. Sulla parete frontale domina il trecentesco affresco della Madonna della Misericordia, particolare iconografia mariana derivata dalla Chiesa d'Oriente, che ha origine dalla visione del beato Andrea detto il folle (880-946).
La leggenda narra che il santo, mentre si trovava nel santuario di Blacherne a Costantinopoli, vide avanzare verso di lui una donna di alta statura accompagnata da una schiera di santi e da una folla salmodiante. Nei pressi del tabernacolo la donna, dall'aspetto celestiale, dopo aver pregato e pianto, sollevò il velo e lo distese sopra il popolo a protezione.

A partire dal XIII secolo il tema della Madonna della Misericordia o del Velo si diffuse in Occidente, ed ebbe particolare sviluppo tra il XIV e il XV secolo. Nell’immagine di Benevento "la Vergine, eretta, presenta un aspetto frontale e delle proporzioni (di circa 2 metri) ispirati alla ieraticità bizantina, che la identificano immediatamente come Ecclesia, nell'atto di unire in un abbraccio materno i fedeli raccolti sotto il suo manto, i cui lembi, leggermente sollevati, sono tenuti stretti fra le mani chiuse a pugno a rimarcare fermezza nel proteggere" (G.Giordano - M.Cimino). Negli ambienti della cripta, inoltre, trovano provvisoria sistemazione notevoli resti della distrutta cattedrale, anch'essa recuperata dopo i bombardamenti. Di grande importanza sono la cattedra vescovile detta di San Barbato, di ispirazione islamico-longobarda del X secolo, e i resti marmorei trecenteschi degli amboni e del candelabro per il cero pasquale, attribuiti a Nicola da Monteforte. Una storia antica è quella del crocifisso spezzato, donato dal Cardinale Orsini nel 1724, quando fu elevato al soglio pontificio assumendo il nome di Benedetto XIII.
Il crocifisso
è rimasto sopra l’altare maggiore fino alle incursioni aeree americane di domenica 12 settembre 1943, ore 13.40. Da allora il crocifisso è rimasto spezzato in due parti e oggi si eleva, come la Croce di Coventry, a simbolo della violenza cieca e distruttrice che inevitabilmente si abbatte su uomini e cose in occasione di eventi bellici. Recentemente sono stati ricomposti ed esposti i frammenti dei tumuli dei principi longobardi del I secolo, originariamente sistemati nel cimitero dei nobili, detto il Paradiso, antistante la cattedrale. Le lapidi funerarie dopo la ricostruzione duecentesca del duomo furono collocate sulla facciata della chiesa. Durante i bombardamenti dell’ultima guerra se ne erano perse le tracce, ma oggi si possono ritrovare gli antichi nomi dei principi longobardi defunti, tra cui: Sicone, Radelchi I, Radelgario, Caretruda. Menzione particolare merita l’iscrizione paleocristiana del IV secolo che documenta il ministero del Lettore e del Salmista. Arricchiscono la raccolta stemmi cardinalizi, vescovili e nobiliari e lapidi commemorative che ricordano l’antica storia della Chiesa beneventana.

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