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Museo del Sannio

Piazza Santa Sofia
Telefono: 0824 21818
Orario nei giorni feriali dalle 9 alle 13
Ingresso a pagamento

Fondato nel 1873 dal Consiglio Provinciale di Benevento, il Museo del Sannio raccoglie oggi un ricco patrimonio storico ed archeologico prevalentemente di area beneventana. Dopo una prima sistemazione nella trecentesca Rocca dei Rettori Pontifici (1892), il Museo ha acquisito negli anni una seconda sede monumentale: l'Abbazia benedettina di Santa Sofia, con la chiesa di età longobarda eretta da Arechi principe di Benevento, ora sala numero uno del Museo, e con l'annesso chiostro romanico del XII secolo. Quest’ultimo si sviluppa su una pianta quadrata circondata da sedici pilastri tra i quali si aprono quindici quadrifore ed una trifora. Le aperture sono adornate da 47 colonnine di granito, alabastro o calcare che poggiano su un basamento alto circa cinquanta centimetri e sono sormontate da splendidi pulvini (pulvino, elemento architettonico sovrapposto al capitello con funzioni strutturali e talvolta anche decorative) e capitelli, tutti diversi, pazientemente scolpiti da tre monaci artisti dai nomi singolari: il Maestro dei Mesi, il Maestro della cavalcata degli elefanti, il Maestro dei draghi.

Sui pulvini sono rappresentati, in senso antiorario, i lavori agresti dell’anno anche se sono oggi leggibili solo quelli da giugno a dicembre. Il Museo del Sannio, riconosciuto con Decreto Ministeriale del 15 settembre 1965, è organizzato in quattro Dipartimenti e due centri di ricerca. Nella sezione archeologica sono presenti testimonianze della cultura pre - romana nel Sannio che vengono messe a confronto con opere di area greca e italica del V e IV secolo a. C. Dell’area beneventana numerosi sono i reperti provenienti dalla necropoli sannitica di Caudium e i vasi rinvenuti durante gli scavi della vicina Telesia. Interessante è l’ampia collezione di ceramiche dàune (secolo VII e VI a. C.), greche e italiche (secolo VII – III a. C.) alternate a sculture greche o a copie romane di statuaria greca. Tra queste la Danzatrice, da originale greco del V secolo a. C., il Diskoforos, copia romana in basalto verde del capolavoro di Policleto, e l'Athena, risalente ad un originale prassitelico.

La collezione dedicata ai reperti provenienti dai santuari egiziani presenti presso Benevento costituisce a sua volta un "unicum"; è il nucleo di sculture egizie più cospicuo per quantità e qualità rinvenuto fuori dell'Egitto e testimonia la diffusione del culto di Iside nel Sannio. Si tratta di sacerdoti, sfingi, falchi, divinità, obelischi, leoni, frammenti architettonici e personaggi imperiali, fra cui spicca la statua di Domiziano in veste egizia. Interessante una recentissima ipotesi di Elio Galasso secondo la quale, con l'arrivo del Cristianesimo, la dea Iside demonizzata e rimpiazzata dalla figura della Vergine, che presentava le stesse caratteristiche iconografiche di mater lactans, divenne "strega". Di qui l'origine della leggenda delle streghe di Benevento, che dal Medioevo ad oggi continua ad ispirare arti figurative, letteratura e musica.

Di grande valore sono anche le opere presenti nella sezione dedicata ai reperti di epoca bizantina, longobarda e romanica. Importanti utensili, armi, vasellame, monili ed elementi di abbigliamento confluirono nel 1927 nel Museo, che conserva anche monete d'oro della zecca longobarda con le immagini dei duchi e dei principi. Nella Pinacoteca sono presenti opere di Donato Piperno, pittore raffaellesco presente a Benevento nel XVI secolo, e di numerosi artisti di scuola napoletana, con opere databili dal XVII al XIX secolo. Tra gli altri si possono ammirare i delicati dipinti di Achille Vianelli (1803 - 1894), artista vicino alla scuola di Posillipo, che restituiscono scorci di una Benevento ottocentesca in parte distrutta dai bombardamenti del 1943. Da segnalare le numerose stampe ed incisioni del Guercino, di Piranesi e altri, oltre a una collezione d'arte contemporanea e di oggetti d'arte applicata. Un’apposita sezione del Museo del Sannio è deputata alla conservazione delle circa settemila pergamene provenienti dai fondi dei monasteri soppressi nell’area beneventana, mentre una sezione storica di pergamene e codici è attualmente sistemata nella vicina Rocca dei Rettori.

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